Tell me moresca

È cantando alcuni brani tratti da il Libro di villanelle, moresche et altre canzoni di Orlando di Lasso che nasce l’anima comico-teatrale del nostro ensemble: tra i molti brani della raccolta alcuni in particolare ci sono sembrati fin da subito irresistibilmente attraenti per la loro vivacità musicale pur risultandoci inizialmente quasi impenetrabili tanto pareva oscuro il significato del testo. Tra questi Lucia Celu sarebbe presto diventata uno dei nostri cavalli di battaglia, ma non prima che decidessimo di saperne di più sul suo contesto e il suo significato.

Ci siamo così imbattuti negli studi dell’etnomusicologo Gianfranco Salvatore, che ci hanno illuminato il sentiero per addentrarci nel mondo incredibilmente ricco e complesso che si nascondeva dietro quelle strane parole, solo apparentemente insensate, e nella grandiosa Storia racchiusa in un pugno di brevi canzoni: il mondo della canzone moresca

Da questo incontro e dall’esigenza di capire testo e contesto di ciò che avevamo desiderio di cantare inizia a prendere forma la nostra interpretazione musicale e teatrale di Lucia Celu, brano che fa ormai parte del nostro repertorio. Ecco che, rapiti dagli studi di Salvatore, abbiamo deciso così di esplorare il repertorio della moresca sempre più a fondo, fin dalle sue origini.

Lucia celu x Black History Month 2024!

L'inizio di un grande progetto

Cos'è la canzone moresca?

La tradizione della moresca non si sarebbe potuta sviluppare se non nel particolare contesto multietnico, multilinguistico multiculturale della Napoli Cinquecentesca. I testi – comici e parodistici – delle canzoni rappresentano infatti figure di schiavi, servi e liberti di origine Africana che popolavano in gran numero la città. La caratteristica distintiva di questo repertorio è che tutti i suoi personaggi sono schiavi Africani che parlano un dialetto ibrido, rimasto a lungo in parte incomprensibile. Nelle moresche il napoletano si mescola infatti con un idioma del tutto estraneo, che solo recentemente Gianfranco Salvatore ha identificato come Kanuri, una lingua reale e tutt’oggi parlata, tipica della regione Africana da cui proveniva la maggior parte degli schiavi presenti a Napoli. In altre parole, i personaggi delle moresche, attraverso espressioni nella loro lingua madre, ci raccontano molto di più sul loro mondo, le loro usanze, la loro identità, la loro condizione e la loro integrazione di quanto non appaia fermandosi alla superficie delle loro maschere parodistiche.

Gli studi di Salvatore mettono quindi in luce la grandissima rilevanza socio-culturale e attualità di un repertorio che sarebbe altrimenti relegato a mera curiosità all’interno del vasto universo dei sotto-generi musicali rinascimentali.

Obiettivi

Il nostro obiettivo principale è raccontare, sulla base dei recenti studi di Gianfranco Salvatore e con il suo apporto artistico e accademico, il ciclo narrativo della moresca nella forma che più gli si addice: una performance teatrale.

Allo stesso tempo intendiamo valorizzare la specificità della Moresca come patrimonio musicale attraverso la collezione critica e l’incisione dell’intero corpus delle canzoni moresche. La nostra ricostruzione include, oltre alle moresche di importanti autori come Orlando di Lasso e altri autori minori, tutte le moresche originali anonime, da noi trascritte.

A questi due macro-obiettivi si affiancano: la divulgazione, volta a generare curiosità intorno a un repertorio poco conosciuto, sensibilizzare sulle sue implicazioni socio-culturali e promuovere un dialogo interdisciplinare; e la costruzione di un breve spettacolo sulla Moresca e i suoi contenuti storici in funzione del pubblico più giovane, dal titolo Moresca for Children.